
CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI 2009/2010
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INTERVISTE
Maurizio Zandron: “Il pattinaggio? Uno sport difficile che
bisogna amare”
Dopo quasi un anno di stop per problemi fisici,
questa stagione ha ripreso a gareggiare. Una decisione che ha comportato
sia la necessità di individuare, durante il periodo
estivo, il modo ottimale di allenarsi, sia la ricerca dentro se stesso
della motivazione più forte per affrontare un rientro in cui, magari,
non avrebbe avuto subito le stesse soddisfazioni a cui era abituato.
Alla fine, comunque, la passione per questo sport ha fatto ritornare
Maurizio Zandron sul ghiaccio, superare con successo il test per la
riconferma nella squadra nazionale, e ripartire a gareggiare a tutte le
competizioni possibili. Vincendo la prima gara nazionale in casa (a
Bolzano), concludendo quarto alla seconda di Lecco, piazzandosi secondo
alla Merano Cup e, infine, ottavo al Nrw Trophy di Dortmund.
Diciassette anni appena compiuti, segno zodiacale Scorpione, studente
del quarto anno al liceo scientifico Torricelli di Bolzano, Maurizio ci
racconta una storia di atleta agonistico che ci sembra esemplare e in
cui, sicuramente, molti altri atleti si identificheranno. E dalla quale,
invece, i più giovani possono imparare qualcosa. Tra questi,
sicuramente, c’è anche il fratello Marco, che sta dando
grandi soddisfazioni.
Cominciamo questa chiacchierata con
Maurizio informandoci, innanzitutto, della sua situazione attuale
livello di pista, tecnici e programmi.
“La società con cui mi alleno è la Ice Skating Bolzano, presidente della
quale è mia mamma. La mia allenatrice si chiama Vittoria Andreeva, il
coreografo è Andrea Vaturi, il mio preparatore atletico e fisioterapista
è Pierluigi Putzu e la mia insegnante di danza è Chiara Tanesini. Per le
musiche ho utilizzato tutte canzoni di Edwin Marton sia per il lungo che
per il corto. Per il programma lungo ho tenuto la stessa musica
dell'anno scorso: Ice Symphony, Fire dance e Gipsy dance. Invece il
corto è composto da Belly Dance e Hibi-Haba”.
A che età hai iniziato a pattinare? Dove
e come è successo?
“A sei anni ho iniziato a pattinare con i roller. Mi piaceva ed ero
anche bravo. Un anno dopo sono passato al pattinaggio su ghiaccio. Il
primo anno pattinavo al Palaonda a Bolzano una volta alla settimana nei
corsi. Ricordo che cercavo sempre di copiare e imitare quello che
facevano i ragazzi più grandi, anche se con scarsi risultati. Poi,
gradualmente, ho iniziato a dedicarmi sempre più seriamente a questo
sport, ho cominciato a fare le prime gare e ad inserirmi nel mondo del
pattinaggio a livello agonistico. A nove anni mi sono spostato in un
altra società, ho cambiato allenatrice e anche pista. Sono andato ad
allenarmi alla Sill, uno stadio che si trova sempre a Bolzano, ma che è
molto più freddo del Palaonda in quanto aperto e in cattive condizioni.
Ho pattinato alla Sill per ben tre anni, dopo di che, a 12 anni, quando
sono entrato nella squadra nazionale italiana, ho finalmente avuto
l'onore di tornare al Palaonda. Da allora sono sempre rimasto in questo
impianto, anche se gli orari e la disponibilità di ghiaccio sono sempre
state scarse, e le ore in cui mi alleno tuttora sono spesso troppo
frequentate da bambini malapena in grado di stare in piedi.
Quali sono state le tappe
principali della tua carriera sportiva fino a questo momento?
“I test di passaggio di categoria, che si tenevano una volta, li ho
sempre superati con successo. Lo stesso dicasi per i test della
nazionale. Nel 2006 ho vinto sia l'Heicko Fischer Pokal a Stoccarda sia
la Merano Cup. Lo stesso anno ho partecipato al Grand Prix di Zagabria,
classificandomi 22esimo, e allo Spring Trophy a Selva di Val Gardena,
dove sono arrivato secondo. Più recentemente ho partecipato al Grand
Prix a Merano, anche se non ero assolutamente nelle condizioni adatte.
Avevo avuto problemi al piede sinistro per tutta l'estate e iniziavo ad
avvertire dolori alla schiena. Infatti ho concluso 28esimo. Ho vinto
quasi tutte le edizioni della Alpenpokal e dell’Arge Alp, riservate agli
atleti della zona alpina (Italia del Nord, Svizzera, Austria e
Germania). Negli anni passati in Italia ho vinto diverse gare nelle
categorie minori. Nel 2006 e nel 2007 sono arrivato rispettivamente
terzo e secondo al Campionato Italiano Junior”.
Hai avuto momenti anche duri?
“Ovviamente ho avuto anche momenti duri. All'età di otto anni sono
inciampato eseguendo i passi del disco in un allenamento e ho sbattuto
la testa. Ho riportato un trauma cranico e, tra una storia e l'altra,
sono stato fermo due mesi. In precedenza ho avuto anche una distorsione
alla caviglia e ho dovuto mettere una doccia al gomito. Ma i problemi
più seri sono arrivati in seguito, circa all'età di 15 anni, quando in
un anno sono cresciuto di circa 20 centimetri. Di colpo iniziavano a non
venirmi più i salti, le gare non andavano più così bene e non riuscivo a
farmene una ragione. Prima ero abituato a migliorare in continuazione, i
salti venivano da soli ed ero in continua progressione. Poi,
all'improvviso, questo stop. Ho passato un anno in stasi, seguito da un
anno in cui non potevo neanche saltare, a meno che non volessi
compromettere la mia salute in modo grave e addirittura irreversibile”.
Anche lo scorso anno sei dovuto restare fermo.
Cosa era successo? Come ha hai fatto a rimetterti in forma?
“L'anno scorso non ho partecipato a gare per l'intera stagione a causa
di un problema alla schiena. Lo chiamo problema, e non infortunio,
poiché quello che è avvenuto è da ricollegare più che altro alla
crescita ed è stato risolto con il potenziamento muscolare nella zona
della bassa schiena. In pratica la troppa sollecitazione dei salti aveva
stressato molto tutta la bassa zona vertebrale. Come ho detto prima, già
prima del Grand Prix di Merano nel 2008 avevo avuto dei problemi. Per
essere precisi, tutto è iniziato a luglio 2008, quando sono tornato da
due settimane di vacanza. Presi dalla fretta di riprendere tutti i salti
e gli elementi al più presto, ci siamo fatti prendere la mano e abbiamo
esagerato. Dopo due settimane che avevo ripreso gli allenamenti a
Baselga di Piné, mentre provavo il triplo lutz sono caduto male su un
fianco. La settimana dopo ha iniziato a farmi un po' male la schiena.
Dopo due settimane questo problema me l'ero già completamente
dimenticato ma era subentrato un dolore alla caviglia che non mi
permetteva di provare né axel, né salchow, né toeloop. Questo problema
me lo sono portato avanti, tra alti e bassi, per più di un mese. Quando,
dopo due ritiri a Corvara e a Oberstdorf, sono tornato finalmente a
Bolzano, i medici hanno diagnosticato una tendinite. Curata la tendinite
credevo di stare finalmente bene, così ho iniziato a preparami per il
Grand Prix di Merano. Ma dopo neanche una settimana di allenamenti
intensi ero bloccato di nuovo con la schiena. Ho tirato avanti fino al
Grand Prix tra antinfiammatori e fisioterapisti. Fatto la gara ci siamo
resi conto che era il caso di curarsi e capire effettivamente cosa
avevo. Così, prima di tutto, per 15 giorni non mi sono allenato e ho
cercato di sollecitare il meno possibile la schiena. Nel frattempo sono
stato da diversi esperti che hanno fornito le loro diagnosi e le loro
opinioni. Praticamente, mi hanno detto che si era formato un edema, a
causa dello stress vertebrale, e che lo stesso ci avrebbe messo circa
8/10 mesi a riassorbirsi. Dopo essermi preso un bel colpo sul piano
psicologico, ho deciso di iniziare subito a curarmi e a rimettermi in
forma al più presto. All'inizio ho fatto l'errore di seguire le cure di
più dottori contemporaneamente, ma in seguito ho fatto la mia scelta.
Così con molta pazienza, tanti esercizi per i muscoli stabilizzatori, e
soprattutto senza salti per un anno, pian piano mi sono curato ed
infine, quando ormai non ci credevo, più sono guarito. Emotivamente è
stata dura, ma adesso posso dire che è stata un’esperienza che mi ha
dato forza e mi ha insegnato a non mollare mai. Se però me lo venivate a
chiedere l'anno scorso, non ero certo della stessa opinione. È brutto
vedere tutti che progrediscono e migliorano e tu che invece stai andando
indietro. Ti senti investito da te stesso, e la mia difesa è stata
quella di ritirarmi completamente dal mondo del pattinaggio, non ho più
seguito niente, praticamente è come se avessi cancellato la stagione
2008/2009 non potendo parteciparci. Inoltre era triste pensare a tutti i
sacrifici fatti e al tempo dedicato al pattinaggio, per poi magari dover
smettere e quindi buttare tutto al vento. Comunque la cosa migliore è
quella di evitare di stare tanto ad amareggiarsi e disperarsi, bisogna
combattere e resistere”.
Come hai trascorso l’ultima preparazione estiva?
“Fino a settembre il mal di schiena non mi era ancora del tutto passato,
quindi, quest'estate, negli allenamenti ho sempre dovuto prestare
attenzione a non esagerare. Da fine giugno a metà luglio mi sono
allenato a Corvara, periodo nel quale mi sono dedicato principalmente al
recupero dei salti e delle trottole. Poi sono stato due settimane a
Oberstdorf, dove mi sono concentrato sui programmi e ho iniziato ad
inserirci i salti. Ad agosto ha riaperto il Palaonda a Bolzano e così ho
potuto allenarmi a casa. In tutto questo periodo il male alla schiena
continuava ad andarsene e tornare, impedendomi di sostenere allenamenti
“normali” come quelli che facevo prima. Comunque il 10 settembre 2009
sono riuscito a passare il test della nazionale e da li a poco il mal di
schiena è sparito. In pratica gli allenamenti normali sono partiti da
metà/fine settembre 2009”.
Come è iniziata la nuova stagione?
“La stagione è iniziata bene, considerando l'anno che sono stato fermo.
Per ora ho partecipato a cinque gare: Alpenpokal a Regensburg, in
Germania; prima gara nazionale a Bolzano; Merano Cup a Merano; seconda
gara nazionale a Lecco, e New Trophy a Dortmund. Il miglior corto l'ho
fatto a Dortmund, dove ho ottenuto uno score di 43,20; il miglior lungo
l’ho eseguito a Bolzano, con uno score di 83,29. In Italia ho vinto la
prima gara nazionale a Bolzano e mi sono posizionato quarto alla seconda
gara nazionale di Lecco. Non posso dire che rientrare sia facile,
soprattutto per il fatto di essere stato battuto da atleti che prima non
erano al mio livello. Le due gare internazionali – l Merano Cup e l’Nrw
Trophy - non sono andate secondo le mie aspettative e potenzialità, ma
considerata la situazione sopra descritta per ora sono abbastanza
soddisfatto”.
Quali sono i tuoi obiettivi per i Campionati
Assoluti di Brescia?
“Ai Campionati ovviamente il mio obiettivo è quello di vincere. Credo di
averne tutte le potenzialità. Tutto però dipende da quello che riesci a
fare in pista quando sei lì. Le gare sono imprevedibili. Per i
Campionati italiani, sinceramente, mi interessa più la posizione che la
prestazione. So che, di per sé, è sbagliato, ma in fondo il bilancio
finale della gara è la graduatoria”.
Le tue aspettative per la seconda parte della
stagione?
“Per ora sono concentrato sui Campionati italiani. Per la seconda parte
della stagione non so nemmeno le gare che farò. Quindi per ora veramente
non lo so”.
Anche tuo fratello più piccolo è nel pattinaggio
di figura sul ghiaccio a livello agonistico. Anche lui ha iniziato come
te? Cosa ne pensi come atleta?
“Si, ho un fratello più piccolo che pattina, si chiama Marco. E’ nato il
30 settembre 1998. Per lui l'ingresso nel mondo del pattinaggio è stato
diverso. Mentre con me tutta la famiglia ha scoperto uno sport di cui
prima non ne conosceva neanche l'esistenza, lui c'è nato già dentro. Ha
iniziato un po' come tutti fratelli minori, per provare e per imitare il
fratello maggiore, visto un po' come un maestro di vita. Così anche lui
ha intrapreso la sua strada e per ora sembra più fortunata e più
spianata della mia. Alla sua età, 11 anni, mi avevano già messo dieci
punti sulla faccia, mi ero distorto la caviglia, quasi rotto il gomito e
subito un trauma cranico per cui sono dovuto stare ricoverato in
ospedale per tre settimane. Come atleta lo vedo sicuramente bene.
Quest'anno ha due programmi veramente belli, con delle belle musiche e
una bella coreografia. Quest'anno è migliorato tantissimo nelle trottole
e fa tutti i doppi anche in combinazione. Adesso sta lavorando al doppio
axel, al triplo toeloop e al triplo salchow. Vedo per lui un futuro
promettente”.
Classica domanda finale: cosa consigli ai
ragazzi che stanno iniziando adesso a percorrere la tua strada?
“Be’, non voglio spaventare nessuno, ma devo dire che il pattinaggio è
uno degli sport più difficili e soprattutto più cattivi che ci sono. Per
praticarlo, quindi, bisogna amarlo veramente”.
(13/12/2009)
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