Quando, due anni e mezzo fa, ha avuto un infortunio a una caviglia, non si è persa d’animo. Dopo un’operazione riuscita, è stata tranquilla per quattro mesi e poi è tornata ad allenarsi più seriamente di prima. “Questo vuole dire – racconta – non più un paio di volte alla settimana come prima (l’atleta, del resto abita a Pinerolo, ma si allena a Torino, ndr), ma tutti i giorni”. Giorgia Gravina, nata a Giaveno il 4 luglio 1995, è l’atleta di punta della Artisticlub Torino, società che nel 2010 ha festeggiato il trentesimo compleanno e che, dichiarano dalla direzione, “oggi vanta circa 500 tesserati, di cui 60 agonisti di diverse età e categorie”. Agli scorsi Campionati Italiani Assoluti ad Assago, Giorgia si è classificata quinta nella categoria Junior. Pochi mesi prima aveva conquistato la seconda piazza al Lombardia Trophy di Sesto San Giovanni. Nel curriculum, anche un quinto posto ai Campionati Nazionali Novice 2009/2010, e il titolo di vicecampionessa cadetti nel 2007/2008. Lo scorso febbraio le è arrivata la prima convocazione nella squadra Nazionale Novice. L’atleta è sempre un’allieva di Silvia Gandolfi, che è stata uno dei fondatori della Artisticlub Torino, di cui è attualmente anche direttore tecnico. Ghiacciofilia ha avuto la possibilità di intervistare questa pattinatrice solare e estroversa, la cui storia è molto simile a quella di tante sportive della sua età, e che una volta fuori dal ghiaccio è come la maggior parte delle sue coetanee: impegnata anche con gli studi, alla prima esperienza sentimentale importante, amante della musica e dello shopping, affezionata alla sua famiglia.
Giorgia, raccontaci come ti sei avvicinata al pattinaggio di figura sul ghiaccio.
“Ho iniziato a pattinare all’età di 7 anni e mezzo a Pinerolo. Un pomeriggio mia mamma mi ha portato al palazzetto, dove c’erano i corsi del comune. Da li ho iniziato e non ho più smesso. Anzi, una volta ci ho pensato: è successo quando non riuscivo a fare la trottola incrociata indietro e dovevo affrontare il test per entrare in esordienti. Avevo 8 anni. E poi un’altra volta volevo smettere o passare alla danza: è stato quando mi sono rotta la caviglia, a 13 anni, proprio all’inizio della stagione in cui ero passata in novice. Dopo l’infortunio sembrava che non riuscissi a recuperare i salti, ma grazie ai miei genitori, che mi hanno spronato e sostenuto, ho continuato… Per questo sono molto riconoscente nei loro confronti”.
Cosa ti ricordi delle prime gare?
“Sono entrata subito in categoria esordienti, quindi penso direttamente nell’agonismo. Da quanto mi ricordo, allora c’erano le gare regionali, nelle quali ho sempre ottenuto buoni risultati. Mi ricordo ancora della mia prima coppa vinta a otto anni. Ho la foto. La coppa era più grande di me. In gara avevo portato un disco con la musica di Robbie Williams. Ero così contenta!”.
Quali sono state le prime difficoltà?
“Il salto con cui ho litigato di più è stato l’axel semplice, un salto che ha fatto disperare tantissimi bambini del mio corso. Oggi mi sembra che diversi bambini di sei anni lo eseguono con meno problemi. Comunque, io con questo salto ho litigato tantissimo. Lo stesso è avvenuto con il doppio salchow e il toeloop. In compenso mi ricordo di non aver mai avuto molti problemi con doppio loop, flip e lutz. Rispetto all’axel semplice, da quando ho iniziato a lavorarci seriamente il doppio axel mi è uscito in tempi abbastanza normali. Ovviamente ancora ora non mi riesce sempre. Ma che dire: è pur sempre un doppio axel!”.
I pattinatori, di ogni età e livello, sembra che siano molto ossessionati dai salti. Ma per eccellere non bastano solo quelli…
“Io trovo che oltre ai salti sia importantissimo curare la pattinata, le trottole, la coreografia, perché in fondo un disco non è fatto solo di salti. Anzi… quelli puoi sbagliargli, ma se si hanno sicuri gli altri elementi, buoni i livelli delle trottole e una bella coreografia si può comunque rimanere molto competitivi. Inoltre io penso che sia fondamentale interpretare e sentire la musica su cui si pattina, perché il nostro sport, il pattinaggio artistico, deve essere “artistico”; quindi bisogna trasmette qualche cosa a chi ci guarda. Proprio per questo, e per come io sono fatta, prediligo fare spettacoli piuttosto che gare”.
Anche avere qualcuno che ti sostiene è importante…
“Le mie figure di riferimento sono state, lo sono e lo saranno sempre, la mia insegnante Silvia Gandolfi e la mia famiglia. In qualunque modo vada la gara, loro sono contenti per me se io lo sono, oppure sono dispiaciuti se mi è andata male e sono triste”.
Torniamo alla tua storia agonistica. Nei cadetti, con il secondo posto al Campionato nazionale, hai avuto la prima grande soddisfazione a livello italiano. A me sembra che quella categoria sia un primo banco di prova per cominciare a intravedere le caratteristiche di un’atleta. E si inizia a cimentarsi con due programmi diversi.
“In quella categoria ho esordito con due dischi che ho sempre adorato: “Esperanza” e “Passo a due”. Ho fatto davvero delle belle gare. È stato l’anno in cui ho confermato i salti doppi e anche l’anno in cui sono salita di più sul podio. Che è sempre una bella sensazione. Sì, in cadetti si presentano due programmi. Diciamo che questo ha sia dei pro che dei contro. I pro sono che, se uno dei due dischi va male, hai sempre un’altra occasione per migliorare; e poi devi stare più giorni in un posto diverso dalla propria città. I contro non sono molti, a pensarci bene. Certo, vivi due giorni in eterna tensione”.
Chi sceglieva i dischi? E come?
“Le musiche le ho sempre scelte io, ovviamente consultandomi con i miei genitori e parlandone con la mia insegnante. Scelgo sempre musiche che ogni volta che le ascolto fuori dalla pista mi creano emozioni. Posso dire che ho sempre indirizzato la mia scelta verso musiche molto forti di carattere, come un flamenco o un tango, e qualche volte anche musiche più classiche ma che mi emozionano comunque”.
Il passaggio in Junior (categoria in cui Giorgia gareggia a livello nazionale, mentre all’estero compete come Novice, ndr) è un momento cruciale, sia per le capacità che bisogna dimostrare, sia perché da un punto di vista temporale coincide anche con i cambiamenti fisici e psicologici tipici dell’adolescenza. Come lo hai vissuto?
“Per entrare in junior ho dovuto eseguire il doppio axel in gara. Un bell’ostacolo da superare. Per il resto è andato tutto come prima, anche perché il mio corpo non è cambiato molto l’estate scorsa. Ho avuto uno sviluppo abbastanza graduale nel tempo, senza cambiamenti improvvisi. Ma in ogni caso il mio corpo è nel pieno dello sviluppo e continuo a lottare con i “problemi” propri degli adolescenti!”.
Un bilancio della tua prima stagione Junior?
“Sono molto soddisfatta. Ho incontrato ragazze molto competitive e veramente brave, ma sono riuscita comunque a cavarmela, nonostante abbia concluso con una gara che non mi è andata molto bene. Anzi, è stata la peggiore che abbia mai fatto. Però c’è sempre una prima volta nella vita. Nonostante tutto sono davvero soddisfatta. La competizione che mi ricorderò sempre, per averla affrontata in questa categoria, è stata il Lombardia Trophy. Una gara davvero bella e che ho disputato molto bene”.
Hai aspettative per qualche esperienza a livello internazionale?
“Sì, penso di affrontare alcune gare internazionali. Aspetto che sia la nazionale a decidere dove mandarmi, quindi non so ancora dove. Sicuramente parteciperò al Lombardia Trophy e, spero, anche al Mont Blanc Trophy”.
Dove ti allenerai quest’estate? Cambierai i programmi di gara?
“La preparazione estiva la farò in Francia: cinque settimane a Courchevel e tre a Annecy. In questi giorni sto pattinando a Torino per terminare i miei due nuovi programmi. Il corto sarà una musica molto particolare: “Semblanza de un Rio”. Per il lungo ho un tango: “Tango de los Exiliados”. Entrambi sono coreografati da Andrea Vaturi”.
Nonostante tutti questi impegni riesci a uscire con un ragazzo?
“Sono impegnata da otto mesi con un ragazzo, anche lui sportivo. Gioca a hockey su ghiaccio nella squadra di Torino, il Real Torino. Anche lui è molto impegnato con le partite della sua squadra (U18, U20 e A2) e con la nazionale. Quindi è molto comprensivo quando non possiamo vederci perché ho qualche impegno legato al pattinaggio. E io ovviamente lo sono nei suoi confronti”.
E lo studio?
“In questi primi due anni di superiori ho frequentato il liceo classico-linguistico, al G. F. Porporato di Pinerolo. Ma l’anno prossimo passerò al liceo scientifico, al Marie Curie di Pinerolo. Cambio scuola per poter conciliare meglio il tutto, non per problemi di rendimento, perché ho comunque la media dell’otto. Passerei da un liceo linguistico che prevede 36 ore a settimana a uno scientifico che ne ha 28. Dopo il liceo ho intenzione di continuare con il pattinaggio, magari come insegnante. Oppure il mio sogno sarebbe esibirmi in spettacoli di pattinaggio con qualche compagnia. Se dovessi fare l’università penso che mi iscriverei al Suism, l’università di scienze motorie”.
Per concludere, te la senti di offrire qualche consiglio alle atlete più giovani di te?
“Posso solo dire che questo sport non è semplice. I sacrifici da fare sono moltissimi. Infatti, al contrario di molte mie amiche, non esco alla sera, partecipo a poche feste, studio spesso in macchina. A volte, se so che al pomeriggio non posso andarci, perché magari esco con il mio ragazzo, mi alzo alla mattina presto per andare a correre. Potrei dare alcuni consigli, ma ce ne sono veramente tantissimi. Comunque consiglio di pattinare per piacere e non perché i genitori ti costringono. Suggerisco di dare sempre il meglio di sé. Anche se gli allenamenti non vanno molto bene, bisogna continuare a metterci tanto impegno. Prima o poi i risultati arrivano a tutti”.
Riccardo Cervelli
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