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Dietro al costume norme, arte e buon gusto

di Federica Aiani
Due coppie hanno fatto molto parlare di sé ai
Campionati Europei 2010 di Tallinn, non esclusivamente per le loro
innegabili doti sportive ed artistiche (sono infatti giunti primi e
terzi), bensì per il loro abbigliamento: mi riferisco alle coppie russe
di danza Domnina/Shabalin e Khokhlova/Novitzki.
Domnina/Shabalin, proponendo per l’originale una danza aborigena e
vestendo costumi ad essa inspirati, hanno suscitato le rimostranze della
Comunità aborigena australiana che, offesa, ha dichiarato tramite una
portavoce come l’uso dei simboli rappresentativi della loro cultura non
sia stato rispettato dal programma della coppia. Sentimenti della
Comunità aborigena a parte, il loro tentativo di interpretare una danza
così esclusiva, con costumi ornati addirittura da ciuffi vegetali, ha
prodotto un effetto grottesco che ha suscitato i commenti infuocati dei
commentatori televisivi.
Per interpretare il loro libero ”L’uccello di fuoco”, Khokhlova/Novitzki
si sono invece proposti con costumi esageratamente coreografici,
arricchiti di accessori intesi a simulare ali e piume, che li rendevano
troppo vistosi e ingombranti sino a coprire le loro linee; anche se a
tratti il costume di Jana, unito alla sua pattinata sinuosa, ha davvero
raggiunto lo scopo. Lei in particolare appariva poco vestita, lasciando
ben poco all’immaginazione e contravvenendo alle rigide regole Isu.
Scelta che deve essere necessariamente ragionata
quella dei costumi di gara, nel pattinaggio artistico e nella danza come
in nessun altro sport. Oltre al rispetto del comune senso del pudore e a
consentire agli atleti la necessaria libertà di movimento, deve
rispondere anche alle precise prescrizioni del regolamento Isu.
Norma n.500 (Regole tecniche per singoli e
coppie artistico) – Definizione delle lame e degli abiti
1. “Omissis”
2. Ai Campionati Isu, alle Olimpiadi Invernali ed alle Competizioni
Internazionali l’abbigliamento degli atleti deve essere modesto,
dignitoso ed appropriato ad una competizione agonistica – con disegni
non sgargianti o teatrali. Tuttavia l’abbigliamento dovrebbe riflettere
le caratteristiche della musica scelta.
a) Gli abiti non devono dare l’impressione di un’eccessiva nudità per
uno sport agonistico. Gli uomini devono indossare pantaloni, non
aderenti;
Accessori, maschere e materiali di scenografici non sono permessi
b) Gli abiti che non rispettano le prescrizioni verranno penalizzati con
la deduzione di 1.0 punti.
Norma n. 612 (Regole tecniche per le
competizioni di danza sul ghiaccio) – Abbigliamento –
1. Le seguenti restrizioni si applicano se non diversamente annunciato
in una Comunicazione del Comitato Tecnico per la Danza.
2. Ai Campionati Isu, alle Olimpiadi Invernali ed alle Competizioni
Internazionali l’abbigliamento degli atleti deve essere modesto,
dignitoso ed appropriato ad una competizione agonistica – con disegni
non sgargianti o teatrali. Tuttavia l’abbigliamento dovrebbe riflettere
le caratteristiche della musica scelta.
a) le donne debbono indossare la gonna. L’abbigliamento femminile non
deve dare l’impressione di un’eccessiva nudità, inappropriata ad uno
sport agonistico. Gli uomini debbono vestire pantaloni lunghi, non
aderenti e il costume maschile non deve essere sbracciato;
b) Accessori, maschere e materiali scenografici non sono permessi;
c) Le decorazioni dei costumi non possono essere staccabili.
Si nota rigore nelle prescrizioni, che può
addirittura portare a una penalizzazione del punteggio e fa comprendere
il motivo per cui i commentatori ed i forum si sono scatenati nelle
critiche alle coppie russe, auspicando una modifica dei loro costumi in
vista delle prossime Olimpiadi Invernali di Vancouver. Modifiche che
molto probabilmente non verranno adottate dalle coppie, considerato il
poco tempo a disposizione e la loro convinzione di proporre programmi
assolutamente originali ed adeguati, visti anche i risultati ottenuti a
Tallinn.
Anche per i nostri ragazzi delle categorie giovanili, in mancanza di
chiare norme scritte, le consuetudini di giudizio in gara si inspirano
alle norme Isu: quindi costumi rappresentativi della coreografia sì, ma
adeguati all’età dei piccoli e di buon gusto.
A bordo pista raccolgo l’opinione di Andrea Gilardi, coreografo: “La
coreografia traduce in movimenti un concetto, semplice o sofisticato,
comunque adeguato all’atleta, alle sue caratteristiche tecniche e al suo
carattere e deve consentirgli di esprimersi davanti ad una giuria
composta da non professionisti, che spesso deve valutare un numero
eccessivo di partecipanti. Il pacchetto completo deve comprendere una
musica che esprima un concetto e naturalmente uno studio attento del
costume, trucco e acconciatura. Assisto troppo spesso a cattive
imitazioni di pattinatori famosi, a uno sperpero dieEuro per tempestare
di Swarovski costumi che altrimenti sembrerebbero costumi da bagno, a
bambine truccate e vestite da “piccole adulte”! Il mio consiglio è di
rivolgersi a costumisti professionisti e di grande esperienza, per
ottenere un giusto equilibrio di buon gusto ed originalità, per non
confondersi fra il gran numero di atleti e nello stesso tempo
presentarsi in pista comunicando immediatamente il concetto che musica e
coreografia vogliono esprimere. Se questo non fosse possibile sarebbe
meglio che i genitori dei piccoli atleti consultassero coreografo e
allenatore, proponendo varie soluzioni per poi decidere insieme. Trovo
molto importante educare sin da piccoli i nostri pattinatori alle
regole, evitando di vestirli con costumi carnevaleschi o grottesche
imitazioni di quelli degli adulti”.
Appuntamento quindi alle imminenti Olimpiadi Invernali di Vancouver ed
alle numerose competizioni giovanili che vedranno protagonisti i nostri
piccoli pattinatori, per verificare se buon gusto e ragionevolezza
prevarranno.
(06/02/2010)
© Riproduzione
riservata
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